Rifiuti

Abolito il SISTRI

Abolito il Sistri si torna ai registri cartacei.

La notizia dell’abolizione del SISTRI è ufficiale, lo riporta un comunicato stampa emanato direttamente dal Ministero dell’Ambiente, il quale conferma che a partire dal 1° gennaio 2019, il Sistema elettronico di tracciabilità dei rifiuti pericolosi sarà abolito.

Tale soppressione è riportata nel Decreto Legge Semplificazioni, all’articolo 23, approvato al Consiglio dei Ministri n° 32 del 12 dicembre 2018.

Secondo quanto contenuto nel DL, dall’inizio del prossimo anno e fino alla definizione di un nuovo sistema di tranciabilità dei rifiuti, il quale sarà organizzato e gestito direttamente dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, i soggetti tenuti alla tracciabilità dei rifiuti continueranno ad adempiere ai propri obblighi attraverso i moduli cartacei, compilando registri di carico e scarico e formulari di identificazione dei rifiuti.

 

Il trasporto dei rifiuti in conto proprio

Il trasporto dei rifiuti in conto proprio è disciplinato dall’art. 212 comma 8 del D.Lgs 152/2006 [1],  prima modificato dall’art. 2, D.Lgs. 16.01.2008, n. 4, con decorrenza dal 13.02.2008 e dall’art. 4-quinquies, D.L. 03.11.2008, n. 171 con decorrenza dal 31.12.2008, poi sostituito dall’art. 25, D.Lgs. 03.12.2010, n. 205 con decorrenza dal 25.12.2010.

La ratio  della norma, si fonda sulla semplificazione ed agevolazione della gestione dei rifiuti speciali non pericolosi senza alcun limite quantitativo e limitatamente a 30 Kg-Lt/giorno per i rifiuti speciali pericolosi provenienti da attività dell’impresa, permettendo al produttore iniziale di poter trasportare e conferire presso impianti autorizzati i propri rifiuti, diventa così “gestore in proprio”, anche se, è ravvisabile una sperequazione nei confronti dei trasportatori professionali per conto terzi, iscritti per i soli rifiuti speciali non pericolosi, i quali, devono sottoporre i propri mezzi a perizia giurata, devono nominare un Responsabile Tecnico, presentare garanzie finanziarie, avere delle capacità tecniche.

E’ con la Delibera n 1 del 26 aprile 2006 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, che si obbligano tutti coloro che intendono trasportare rifiuti non pericolosi e rifiuti pericolosi che non eccedano in trenta Kg o litri/giorno, provenienti dalla propria regolare ed ordinaria attività, “a condizione che tali operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quali i rifiuti sono prodotti”,  ad iscriversi alla Sezione Regionale dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali,  che ha sede presso la CCIAA del capoluogo di Regione presso la quale l’azienda ha la sede legale (territorialmente competente).

Ai fini dell’iscrizione non è richiesta la capacità tecnica e finanziaria, non è richiesta la nomina di un RT (Responsabile Tecnico), ovvero, i mezzi iscritti non devono essere sottoposti a perizia giurata da parte di un tecnico abilitato, non deve essere presentata la polizza fideiussoria assicurativa o garanzia bancaria, è l’amministratore che si assume la responsabilità tecnica del trasporto dei rifiuti, anche in considerazione del fatto che provengono dalla propria attività;

inoltre, il titolare o legale rappresentante dell’impresa assume la responsabilità del rispetto delle prescrizioni autorizzative previste dalla Del. n 1 del 3 marzo 2008, che risultano essere le stesse prescrizioni previste per le imprese autorizzate al trasporto dei rifiuti per conto terzi ex art. 212 comma 5.

restano fermi i requisiti soggettivi dell’art. 10 comma 2 del DM 406/1998 :

  • Di essere cittadino italiano o straniero residente in Italia, cittadino di Stati membri dell’UE;
  • di essere domiciliato, residente o avente stabile organizzazione in Italia;
  • di essere iscritto al registro delle imprese;
  • di non essere in stato di fallimento o altra procedura concorsuale;
  • di non essere in stato di interdizione legale o interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
  • di non aver riportato condanne passate in giudicato per reati contro la tutela dell’ambiente, delitti contro la pubblica amministrazione, o reclusione oltre idue anni  per un qualunque delitto non colposo;
  • di essere in regola con il pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali;
  • di non essere sottoposto a misure di prevenzione ai sensi della Legge 1423/1956 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità);
  • di non aver rilasciato false dichiarazioni per richieste di iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali.

Con le modifiche apportate all’art. 212 comma 8 dall’art. 25 comma 1 lett. c) D.Lgs 205/2010, l’iscrizione ha una durata limitata a 10 anni, deve essere comunicata qualsiasi variazione avvenuta dopo l’iscrizione ( inserimento o cancellazione di un mezzo, variazione dell’amministratore o titolare, inserimento di ulteriore CER o eventuale modifica dei requisiti soggettivi ex art. 10 D.M. 406/1998) .

Relativamente alla tipologia dei rifiuti ammessi al trasporto, essi devono essere attinenti l’attività esercitata dall’impresa;
non potranno essere autorizzati i trasporti di rifiuti con CER presenti nel Capitolo 20 , perché di provenienza prettamente urbana, non riconducibili a rifiuti il cui processo produttivo è speciale;

purtroppo, non vi è una uniformità interpretativa da parte delle Sezioni Regionali dell’Albo nazionale gestori ambientali, dalla Sez. regione Lombardia, è ammessa l’iscrizione dei CER provenienti dalla attività della manutenzione del verde (20.02.01 – 20.02.02 – 20.02.03), attività della panetteria (CER 20.01.25), attività di realizzazione e manutenzione impianti elettrici  (CER 20.01.21*) , tali tipologie di rifiuti non sono ammessi dalla Sez. Reg. Lazio, che si limita ad iscrivere alcune tipologie di rifiuti il cui processo produttivo di provenienza è riconducibile ai Capitoli CER 08, 15 e 17 , attività edile e movimento terra.

Non è ammessa l’iscrizione per il trasporto in conto proprio di RAEE,  e per rifiuti contenenti amianto.

I mezzi iscritti devono essere di proprietà, in locazione finanziaria, o in comodato d’uso esclusivo.

E’ con le modifiche apportate dall’art. 2 del D.Lgs 4/2008, che le iscrizioni dovranno riportare (così come chiaramente richiesto dalla modulistica ministeriale) le tipologie dei rifiuti che si intendono trasportate, e le  targhe dei mezzi;

le iscrizioni avvenute in data anteriore al 14 aprile 2008 devono essere integrate delle targhe mezzi e tipologie dei rifiuti entro un anno dalla entrata in vigore della nuova disposizione (entro il 25 dicembre 2011), a tale riguardo il Comitato Nazionale dell’Albo nazionale gestori ambientali, ha emanato la Circolare 432 del 15 marzo 2011, fissando un termine (il 30 giugno 2011- ormai scaduto!) oltre il quale “non potrà garantire il rispetto dei suddetti termini”, ovvero, non sarà in grado di garantire l’emissione del nuovo decreto di iscrizione, indicante anche le targhe dei mezzi e le tipologie dei rifiuti ammessi al trasporto, entro il 25 dicembre 2011.

Per la tenuta del registro è previsto il versamento del diritto annuale di € 50,00 –  che l’impresa iscritta deve versare entro il 30 aprile di ciascun anno di competenza.

Il trasporto dei rifiuti è accompagnato dal prescritto formulario di identificazione previsto dall’art. 193 del D.Lgs 152/2006, vidimato, redatto e gestito nelle modalità ivi descritte.

A norma del comma 1-bis[2] dell’art. 190 del D.Lgs 152/2006 “Registri di carico e scarico” , le imprese e gli enti che, ai sensi dell’art. 212 comma 8, raccolgono e trasportano i propri rifiuti speciali non pericolosi di cui all’art. 184, comma 3, lettera b), ovvero i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, sono esclusi dall’obbligo di tenuta del registro di carico e scarico rifiuti;

Pertanto tale obbligo permane per tutte le altre imprese o enti che svolgono attività diversa dalla sopra citata attività di demolizione, costruzione e scavo, che trasportano i propri rifiuti speciali non pericolosi, provenienti ad esempio da attività artigianali quali: idraulica, elettrica, impiantistica in genere, e altre attività artigianali o industriali .

A seguito delle disposizioni urgenti dettate dal D.L. 138 del 12 agosto 2011 (G.U. n 188 del 13 agosto 2011) , sono state abrogate tutte le disposizioni in merito al SISTRI (Art. 188-ter e comma 2, lettera a) dell’art. 188-bis del D.Lgs 152/2006, D.M. 17 dicembre 2009 Istituzione del SIS.T.RI e D.M. n. 52 del 18 febbraio 2011, c.d. “Regolamento SISTRI” ) secondo le quali (art. 188-ter , comma 2, lett. b) ), le imprese e gli enti che raccolgono e trasportano i propri rifiuti speciali non pericolosi ai sensi dell’art. 212, comma 8, avevano facoltà di adesione al SISTRI, e per il combinato disposto con  l’art. 190 registri di carico e scarico, avevano obbligo di tenere un registro di carico e scarico;

venendo meno l’art. 188-ter, si crea un vuoto normativo che dovrà essere colmato dal nostro Legislatore, si spera prima della conversione in legge, con le opportune modifiche, ed una contestuale revisione dell’intero impianto normativo in materia rifiuti ( Parte IV del D.Lgs. 152/2006) .

[1] Articolo 212 – Albo nazionale gestori ambientali

Comma 8. I produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, nonché i produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantità non eccedenti trenta chilogrammi o trenta litri al giorno, non sono soggetti alle disposizioni di cui ai commi 5, 6, e 7 a condizione che tali operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti. Detti soggetti non sono tenuti alla prestazione delle garanzie finanziarie e sono iscritti in un’apposita sezione dell’Albo in base alla presentazione di una comunicazione alla sezione regionale o provinciale dell’Albo territorialmente competente che rilascia il relativo provvedimento entro i successivi trenta giorni. Con la comunicazione l’interessato attesta sotto la sua responsabilità, ai sensi dell’articolo 21 della legge n. 241 del 1990: a) la sede dell’impresa, l’attività o le attività dai quali sono prodotti i rifiuti; b) le caratteristiche, la natura dei rifiuti prodotti;c) gli estremi identificativi e l’idoneità tecnica dei mezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti, tenuto anche conto delle modalità di effettuazione del trasporto medesimo; d) l’avvenuto versamento del diritto annuale di registrazione di 50 euro rideterminabile ai sensi dell’articolo 21 del decreto del Ministro dell’ambiente 28 aprile 1998, n. 406. L’iscrizione deve essere rinnovata ogni 10 anni e l’impresa è tenuta a comunicare ogni variazione intervenuta successivamente all’iscrizione. Le iscrizioni di cui al presente comma, effettuate entro il 14 aprile 2008 ai sensi e per gli effetti della normativa vigente a quella data, dovranno essere aggiornate entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.

[2] Inserito con l’Art. 4 (modifiche al decreto legislativo 3 dicembre 2010, n 205) del D.Lgs 121 del 7 luglio 2011, che così recita: Sono esclusi dall’obbligo di tenuta di un registro di carico e scarico gli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del codice civile che raccolgono e trasportano i propri rifiuti speciali non pericolosi di cui all’art. 212 comma 8, nonché le imprese e gli enti che, ai sensi dell’art. 212, comma 8, raccolgono e trasportano i propri rifiuti speciali non pericolosi di cui all’art. 184, comma 3, lett. b) .

Cosa sono i codici CER?

Il catalogo europeo dei rifiuti (CER) è la classificazione dei tipi di rifiuti secondo la direttiva 75/442/CEE, che definisce il termine rifiuti nel modo seguente: “qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell’allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. L’allegato I è noto comunemente come Catalogo europeo dei rifiuti e si applica a tutti i rifiuti, siano essi destinati allo smaltimento o al recupero.

I codici CER sono delle sequenze numeriche, composte da 6 cifre riunite in coppie (es. 19 09 04 Rifiuti dell’attivitˆ di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle voci 170901, 170902 e 170903), volte ad identificare un rifiuto, di norma, in base al processo produttivo da cui è originato. Il primo gruppo identifica il capitolo, mentre il secondo usualmente il processo produttivo.

I codici, originariamente 839, sono inseriti all’interno dell’Elenco dei rifiuti istituito dall’Unione europea con la decisione 2000/532/Ce.

L’Elenco dei rifiuti della UE è stato recepito in Italia a partire dal 1º gennaio 2002 in sostituzione della precedente normativa. L’elenco dei rifiuti riportato nella decisione 2000/532/Ce è stato trasposto in Italia con due provvedimenti di riordino della normativa sui rifiuti:

  • il Dlgs 152/2006 (recante “Norme in materia ambientale”), allegati alla parte quarta, allegato D;
  • il Dm Ministero dell’ambiente del 2 maggio 2006 (“Istituzione dell’elenco dei rifiuti”) emanato in attuazione del Dlgs 152/2006 e successivamente dichiarato incapace di produrre effetti giuridici, non essendo stato sottoposto al preventivo e necessario controllo della Corte dei conti, con comunicato del Ministero dell’Ambiente pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 146 del 26 giugno 2006.

Con la decisione 2014/955/Ue (entrata in vigore il 1º giugno 2015) sono stati aggiunti all’elenco tre nuovi codici (portando dunque l’elenco a 842 voci) e sono state modificate le descrizioni relative ad alcune voci esistenti.

I codici CER si dividono in non pericolosi e pericolosi; i secondi vengono identificati graficamente con un asterisco “*” dopo le cifre (es. 17 09 03* Altri rifiuti dell’attività di costruzione e demolizione compresi rifiuti misti contenenti sostanze pericolose).

La pericolosità di un rifiuto, quando non è determinabile dalle schede di sicurezza dei prodotti lo costituiscono, viene determinata tramite analisi di laboratorio volte a verificare l’eventuale superamento di valori di soglia individuati dalle Direttive sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze pericolose. Questo si applica alle tipologie di rifiuti individuati da “codici CER a specchio”, ossia una coppia di diversi codici CER che si riferiscono allo stesso rifiuto, uno (asteriscato) nel caso in cui esso sia pericoloso e l’altro (non asteriscato) nel caso in cui non lo sia. Altri tipi di rifiuti, invece, sono necessariamente pericolosi o non pericolosi in base alla loro tipologia e pertanto la loro classificazione non richiede analisi. Ai rifiuti pericolosi va anche attribuita una classe di pericolosità indicata con la sigla HP, seguita da un numero da 1 a 15. La miscelazione di rifiuti con diversi codici CER o stesso codice CER ma diversa classe di pericolosità in fase di deposito temporaneo o trasporto è vietata.

DPR 120/2017 – Terre e rocce da scavo
il nuovo regolamento

Pubblicato in Gazzetta il dpr recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo: dal 22 agosto in vigore le nuove regole

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 7 agosto 2017 il dpr n. 120 del 13 giugno 2017, recante la disciplina semplificata per la gestione delle terre e rocce da scavo. Il regolamento entra in vigore il 22 agosto 2017.

Il nuovo regolamento attua la delega regolamentare concessa dal Parlamento al Governo (art. 8 dl 133/2014, decreto Sblocca Italia) e riscrive integralmente, semplificandola, una disciplina articolata e complessa.

Il testo, già approvato “definitivamente” il 14 luglio 2016, ma mai pubblicato, contiene nuove disposizioni per il riordino e la semplificazione della gestione delle terre e rocce da scavo.

Riunisce in un testo unico le numerose disposizioni oggi vigenti che disciplinano:

  • la gestione delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti provenienti da tutti i cantieri, ossia
    • di piccole dimensioni
    • di grandi dimensioni
    • di grandi dimensioni non assoggettati a VIA o a AIA
  • il deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate rifiuti
  • l’utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti
  • la gestione nei siti oggetto di bonifica
  • le condizioni comuni per piccoli e grandi cantieri
  • le condizioni da soddisfare affinché terre e rocce siano considerate sottoprodotti e non rifiuti
  • le condizioni per riutilizzare in loco i residui classificabili come sottoprodotti e non rifiuti
  • l’utilizzo di terre e rocce quali sottoprodotti si applica il parametro amianto previsto dal dlgs 152/2006 per le bonifiche: 1.000 mg/kg
  • il trasporto fuori sito delle terre classificate come sottoprodotti va accompagnato da una specifica documentazione (allegato 7) e scompare la notifica preventiva all’autorità competente per ciascun trasporto

Elementi di semplificazione

Il regolamento prevede le seguenti novità:

  • semplificazione delle procedure e termini certi per concluderle
  • procedure più veloci per attestare che le terre e rocce da scavo soddisfano i requisiti stabiliti dalle norme europee e nazionali per essere qualificate come sottoprodotti e non come rifiuti
  • disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo
  • gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica
  • utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti
  • rafforzamento del sistema dei controlli
  • eliminazione dell’obbligo di  comunicazione all’autorità competente di ogni trasporto di terre e rocce intese come sottoprodotti nei grandi cantieri
  • possibilità di gestire ed utilizzare terre e rocce come sottoprodotti anche senza previa approvazione del piano di utilizzo da parte dell’Autorità competente nei cantieri di grandi dimensioni
  • proroga di 2 anni del piano di utilizzo mediante semplice comunicazione al Comune e all’Arpa nei cantieri di grandi dimensioni
  • possibilità di fornire una semplice comunicazione per apportare modifiche sostanziali al piano di utilizzo o per prorogarlo per i cantieri piccoli e per quelli grandi non sottoposti a Via o ad Aia

Le nuove regole in sintesi

Cantiere di grandi dimensioni

Il cantiere in cui sono prodotte terre e rocce si definisce di grandi dimensioni se le quantità sono superiori a 6.000 metri cubi, calcolati dalle sezioni di progetto.

Cantiere di piccole dimensioni

Al di sotto del limite di 6.000 metri cubi di terre e rocce prodotte, il cantiere si definisce di piccole dimensioni.

Rifiuti e sottoprodotti

Affinché terre e rocce siano sottoprodotti, occorre che:

  • siano generate nella realizzazione di un’opera il cui scopo primario non è la produzione di tale materiale
  • siano utilizzabili senza trattamenti diversi dalla normale pratica industriale e, al contempo, soddisfino i requisiti di qualità ambientale che sono stati previsti dal nuovo dpr 120/2017
  • l’utilizzo sia conforme al piano o alla dichiarazione per l’utilizzo (piccoli cantieri)

Riutilizzo di terre e rocce

Il riutilizzo delle terre e rocce da scavo nel rispetto delle condizioni di legge si verifica:

  • nel corso dell’esecuzione della stessa opera nella quale è stato generato o di un’opera diversa, per la realizzazione di rinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, miglioramenti fondiari o viari, recuperi ambientali oppure altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali;
  • in processi produttivi, in sostituzione di materiali di cava;

Deposito intermedio

Il deposito intermedio non costituisce utilizzo e non può superare la durata del piano di utilizzo. Può essere effettuato nel sito di produzione, in quello di destino o in altro sito purché siano rispettati i requisiti previsti.

Decorsa la durata temporanea, terre e rocce smettono di essere sottoprodotti e tornano rifiuti.

Il trasporto fuori sito di quelle terre e rocce da scavo considerate sottoprodotti è accompagnato dalla documentazione indicata nell’allegato 7.

Dichiarazione di avvenuto utilizzo

La dichiarazione di avvenuto utilizzo attesta l’impiego di terre e rocce in conformità a:

  • piano di utilizzo, previsto per i grandi cantieri;
  • dichiarazione di utilizzo, prevista per i piccoli cantieri;

Si tratta di un’autocertificazione redatta dal produttore o dall’esecutore, usando l’allegato 8 e trasmessa anche all’Arpa. Va resa entro il termine di validità del piano e della dichiarazione. In difetto, terre e rocce da sottoprodotti si trasformano in rifiuti.

Dichiarazione di utilizzo

Per i piccoli cantieri è prevista la Dichiarazione di utilizzo di cui all’articolo 21 del decreto.

Con la Dichiarazione di utilizzo, il titolare definisce:

  • Sezione A: dati del produttore;
  • Sezione B: dati del sito di produzione (dimensione dell’area, tecnologie di scavo, quantità di materiale da scavo destinata all’utilizzo, ecc.);
  • Sezione C: dati dell’eventuale sito di deposito intermedio (autorizzazioni, periodo di deposito, massimo quantitativo che verrà depositato);
  • Sezione D: dati del sito di destinazione;
  • Sezione E: tempi previsti per l’utilizzo;

Sul fronte dei piccoli cantieri, per l’uso come sottoprodotti di terre e rocce il produttore deve dimostrare il non superamento dei valori delle concentrazioni soglie di contaminazione previsti per le bonifiche e i materiali non costituiscono fonte diretta o indiretta di contaminazione per le acque sotterranee.

I requisiti sono attestati da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che assolve la funzione del piano di utilizzo.

Scarica il decreto è gli allegati

Gazzetta Ufficiale contenente il DPR 120/2017 DPR 120/2017 - Allegato 6 - Piano di Utilizzo DPR 120/2017 - Allegato 7 - Documento di trasporto DPR 120/2017 - Allegato 8 - Dichiarazione di avvenuto utilizzo - DAU